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venerdì, Aprile 26, 2019
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LA FABBRICA DI GIOCATTOLI

Michele Brigante Sanseverino Marzo 26, 2019 INSOFFERENZE Nessun commento su LA FABBRICA DI GIOCATTOLI

Questo breve racconto è tratto dalla raccolta “Ummagumma – Favole lunatiche del tempo andato” (2015) di Michele Sanseverino (ISBN: 978-88-488-1784-4).
C’è sempre una via d’uscita, basta crederci, anche nelle situazioni più difficili, quando tutto appare perduto e destinato all’oblio del tempo. L’importante è non abbandonare mai quel miscuglio di fiducia e di volontà che, spesso, definiamo speranza. Abbiamo, perciò, deciso di inserire questa storia nella nostra sezione “Insofferenze”, perché l’insofferenza, assieme alla fiducia ed alla volontà, può consentirci di riprenderci ciò a cui teniamo davvero. L’insofferenza, dunque, non ha sempre e solo una connotazione unicamente negativa e distruttiva, può essere il punto di partenza per un nuovo viaggio, il reset di una serie di anomalie e disturbi, la riconquista dell’equilibrio perduto.   

Esisteva una volta una città ricca, che adesso è in rovina ed è stata, da tempo, completamente abbandonata dai suoi abitanti. La felicità di quella città era legata alla sua fabbrica di giocattoli. Se ne producevano di tutti i tipi: soldatini di metallo, trottole di legno colorate, bambole di pezza e tanti altri ancora. La fabbrica dava lavoro agli abitanti della città. Chi si occupava delle fornaci in cui fondere il metallo, chi delle pitture, chi delle cuciture, chi dei montaggi, chi della progettazione. Inoltre in città esisteva anche un ospedale in cui venivano riparati i giocattoli danneggiati, non esisteva danno che non potesse essere riaggiustato da quegli artigiani dalle mani d’oro. Per produrre un solo giocattolo ci volevano mesi di lavoro, ma il risultato era sorprendente. Quei prodotti avevano un fascino sorprendente che, con il passare del tempo, aumentava, invece di diminuire. In città erano contenti della loro fabbrica, tutto il mondo gliela invidiava e pensavano che essa avrebbe garantito una vita dignitosa a tante altre generazioni in futuro. Chi avrebbe mai potuto creare giocattoli altrettanto belli e ben curati? Chi avrebbe potuto riparare i giocattoli che si guastavano?
Un giorno, però, le cose cambiarono, arrivarono nuovi fabbricanti di giocattoli che iniziarono ad utilizzare nuove materie, in particolare la plastica ed altri materiali sintetici. I loro giocattoli erano più leggeri, meno costosi, si rompevano facilmente, ma non c’era bisogno di aggiustarli, semplicemente perché si buttavano via. Erano giocattoli morti, senza alcun fascino e senz’anima, ma ciò nonostante la vecchia fabbrica andò in crisi. I suoi soldatini di metallo, le sue bambole di pezza, le sue trottole di legno dipinte a mano non interessavano più così tanto.
Fu così che un brutto giorno arrivò in città un fabbricante di giocattoli straniero, dichiarò a tutti i giornali che avrebbe acquistato lui la proprietà della storica fabbrica, avrebbe ripianato tutti i debiti, non avrebbe licenziato neppure un lavoratore e avrebbe riportato l’indotto nuovamente agli antichi splendori. Quelle parole, col tempo, si rivelarono essere solo vuote bugie per tenere buoni i lavoratori; il fabbricante venuto da lontano non era interessato alla fabbrica, voleva solamente sfruttare il suo nome ed il suo marchio e perciò pian, piano iniziò a chiudere i reparti, iniziò a spostare la produzione altrove, in posti remoti e sconosciuti che si diceva fossero più convenienti. Fu così che un giorno la fabbrica chiuse del tutto i battenti e giorno, dopo giorno cadde in rovina, consumata dal tempo e dall’incuria.
La città subì la stessa sorte, si spopolò, in tanti andarono via a cercare lavoro altrove e di quel luogo oggi non resta che un ammasso informe di metallo e di cemento. La vecchia fabbrica è divenuta la dimora di topi e gatti randagi che vagano tra ciò che resta degli antichi giocattoli. A chi manca un braccio, a chi la testa, chi ha perso le ruote, chi i suoi ingranaggi vitali. Solo un giocattolo ha ancora un’anima e resiste nonostante tutto, si tratta d’un soldatino di metallo dell’Armata Rossa. Senza perdersi mai di coraggio, come solo i soldatini di metallo sanno fare, un bel giorno, si mise ad armeggiare, riparare, avvitare, finché alla fine non riuscì nel suo scopo, ridare la vita alla sua eterna compagna: la ballerina del carillon.
E così ogni notte, a mezzanotte, il soldatino da la carica al carillon e chiede un ballo alla sua dama. Il loro pubblico non è formato che da topi, gatti randagi ed altri animali selvatici che si riparano lì dai pericoli della notte, ma a loro va benissimo così. In fondo i tempi sono andati velocemente avanti ed il soldatino e la ballerina appartengono semplicemente ad una vecchia ed arrugginita favola dei tempi passati.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico, ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). Fondatore del collettivo letterario "Baranduin" (www.baranduin.it). Responsabile editoriale della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it). Contatti: postmaster@checkpointcharlie.it

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