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venerdì, Aprile 26, 2019
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“200”

Michele Brigante Sanseverino Gennaio 29, 2019 INSOFFERENZE Nessun commento su “200”

(Quando il prezzo ti fa pezzente e non t’arricchisce)

La conosci la verità?
Appuntala tra le pagine di quel Vangelo che tradisci,
adesso ne hai 200, tutte stropicciate,
sistemale tra i tuoi denti aguzzi e quelle labbra umide e bagnate.

Sai perché, tutti i giorni,
un Gesù viene inutilmente condannato?
Chiedilo a quelle 200 cordiali ed ipocrite carogne,
ai tuoi occhi lucidi, alle tue materne sorelle, alle tue avide menzogne.

Che cosa hai fatto?
Stanotte 200 poesie han preso il volo,
indifferenti alle ingiurie rabbiose ed ai coltelli alla schiena,
a quell’ago sottile che sputa tossine in ogni tua sterile vena.

Chissà cosa fai per tirare avanti,
precipiti ogni giorno, ogni giorno più in basso,
200 metri abbondanti sotto il livello del mare,
e pensare che un tempo sei stata una stella e potevi persino brillare.

Come stai stasera?
Stringi strette le tue 200 maschere, fuma i tuoi 200 spinelli,
indossa pure tutti i tuoi 200 soporiferi travestimenti,
sembri quasi umana; sono davvero stupefatto, complimenti.

Ciao, Addio, Arrivederci, Bang!, Crack!, Doppia Faccia!
Però meriti almeno 200 medaglie ed altrettante coppe e trofei,
200 crocifissi, tutti belli massicci, tutti di splendente oro giallo,
poi potrai entrare nella fossa e scendere, finalmente, da questo tuo immaginario piedistallo.

Michele Brigante Sanseverino ha liberamente “tradotto” questa poesia anche in lingua Napoletana. Questa seconda versione mette ancor di più in evidenza, qualora ce ne fosse bisogno, facendosene beffa, la pochezza di quelle esistenze pervase dalla rabbia e dalla menzogna. Possiamo fissare qualsiasi prezzo, 2, 20, 200 o 2000, ma, indipendentemente dalla cifra, saremo sempre creature fragili ed infelici, frustrate ed insoddisfatte, soprattutto perché quando le bugie, le ingiurie, l’ipocrisia, la cattiva fede, la prepotenza, la violenza, la superbia, il cieco orgoglio, prendono il sopravvento sulle nostre azioni, aldilà di qualsiasi effimero vantaggio materiale, diventiamo sempre più poveri, più vuoti, più inutili, più negativi, più pezzenti. Perdiamo tutto ciò che di bello e stupefacente caratterizza un essere umano e strisciamo, come serpenti, in una fossa umida, buia e maleodorante, tra i resti e le carcasse di quello che fu un passato lieto, senza alcuna possibilità di salvezza o redenzione, visto che tutto, per noi, diviene meccanico, abitudinario e semplice apparenza. Una serie infinita di maschere che ci privano di ogni briciola d’empatia: una maschera per leggere il Vangelo, la Domenica, in chiesa; una maschera per mentire e fingere indigenza dinanzi ad un tribunale degli uomini; una maschera con gli occhi lucidi ed il pianto facile; una maschera per azzannare chi, pur amandoci, non si piega a quei regolamenti che, fondamentalmente, non abbiamo mai apprezzato, ma semplicemente scelto per convenienza. Ma ogni maschera, per quanto tu possa affannarti, sarà sempre la figlia e la sorella delle tue paure inconfessate, di un remoto passato, torbido e spietato, che non ha nulla a che vedere con ciò che sei davvero. “Siamo meglio di ciò che scegliamo, deliberatamente, di essere”, ha scritto Michele Brigante Sanseverino in una delle sue poesie. Lui ci crede; noi ci crediamo; perché non inizi, almeno una volta in vita tua, a crederci anche tu? Magari potresti scoprire orizzonti, strade, scelte, possibilità, che, finora, il cielo basso delle tue fobie e delle tue ostilità, ti ha impedito di vedere.

(Quanno ‘o prezzo te fa pezzente e nun t’arricchisce)

Ma tu ‘a saie ‘a verità?
Appontala miezz’e pagine do Vangelo ch’a tradito,
ne tieni duciento, tutte arrepecchiate,
miettele tra ‘sti rienti puntuti e chesta vocca ummeda e sempe ‘nfossa.

Saie pecché, tutt’e juorni,
nu GesùCristo vene cundannato?
Addomannalo a chelle duciento fauze e zuccarose carogne,
a ll’uocchie tuoie lacrimusi, ‘a soreta materna, a ‘sti bucie arraggiate.

Ch’e fatto?
Stanotte duciento poesie hanno pigliato ‘o volo,
se ne fottono ‘e l’offese tignose, de curtielli arrèto ‘e rine,
‘e chill’ago fino, fino che sputa tuosseco int’o sànghe.

Chi ‘o sape che fai pe tirà annanzi,
ogni juorno tu care, care sempe cchiù vascio,
abbunnanti duciento metri sott’o livello do mare,
e penzà che fusti ‘na stella ‘na vota e putive persino spiccà.

Comme staie stasera?
Strignete stritte ‘sti duciento mascare, fummate ‘sti ducienti spinielli,
‘mbrilloccate pure cu ‘sti duciento custumi,
me pari quasi ‘na cristiana; sonco ‘o vero ‘mprissiunato, complimenti assaie.

Statte Bona, Addio, Ce Verimmo, Bang!, Crack!, Doje Facce.
Mò t’ammierete armeno duciento medaglie, autrutanto laude e trufei,
duciento crucifissi, tutti belli gruossi gruossi, tutti ‘e lucente oro giallo,
po’ può pure trasì int’a fossa e scennere, ‘assa fa’, a chiustu fantasiuso piedistallo.

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About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico, ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). Fondatore del collettivo letterario "Baranduin" (www.baranduin.it). Responsabile editoriale della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it). Contatti: postmaster@checkpointcharlie.it

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